Recensione! Storia della mia ansia, D. Bignardi
Ho letto un libro che avevo sui miei scaffali da ANNI. Ho pescato una lettera e ho scelto lui. così ho potuto capire che non meritava di rimanere lì.
Storia della mia ansia, Daria Bignardi
Anno: 2018
Casa editrice: Mondadori
Trama: Lea odia l'ansia perché sua madre ne era devastata, ma crescendo si rende conto di non poter sfuggire allo stesso destino: è preda di pensieri ossessivi su tutto quello che non va nella sua vita, che, a dire il vero, funzionerebbe abbastanza. Ha tre figli, un lavoro stimolante e Shlomo, il marito israeliano di cui è innamorata. Ma la loro relazione è conflittuale, infelice. Perché certe persone si innamorano proprio di chi le fa soffrire? E fino a che punto il corpo può sopportare l'infelicità in amore? Nella vita di Lea improvvisamente irrompono una malattia e nuovi incontri, che lei accoglie con curiosità, quasi con allegria: nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore, quando gli succede qualcosa di grosso.
Recensione: Essendo il titolo un chiaro riferimento all'ansia, mi aspettavo una storia dedicata a questo argomento e a come cambiasse, nel momento in cui certe variabili escono allo scoperto: una malattia, un matrimonio infelice, nuove persone, nuovi lavori. Ma il libro parla in minima parte di questo. Parla principalmente di Lea, a cui viene diagnosticato il cancro al seno, la cui madre soffriva di Disturbo ossessivo compulsivo (che è ben diverso dall'ansia e posso tranquillamente garantirvelo) e che è sposata con un uomo che sembra non amarla. Non ho simpatizzato particolarmente con Lea. Nonostante la malattia, la sua storia non mi è sembrata niente di che (forse vi risulterò piuttosto cattiva e apatica nel dirlo). Ho detestato Shlomo fino alla fine e ho trovato che l'intero libro avesse pochi (se non zero) personaggi che meritassero il mio interesse. Ce n'è uno che viene introdotto e reso abbastanza importante, per poi perdere completamente la sua importanza da una pagina all'altra, così, all'improvviso.
È stato un libro facile da leggere ma difficile da voler leggere. Nella sua brevità e semplicità, non avevo voglia di leggerlo, solo di finirlo il prima possibile (che non sono la stessa cosa). Quindi non voglio escludere la possibilità di leggere altro dell'autrice ma questo mi ha delusa profondamente.
Voto: 2/5
Anno: 2018
Casa editrice: Mondadori
Trama: Lea odia l'ansia perché sua madre ne era devastata, ma crescendo si rende conto di non poter sfuggire allo stesso destino: è preda di pensieri ossessivi su tutto quello che non va nella sua vita, che, a dire il vero, funzionerebbe abbastanza. Ha tre figli, un lavoro stimolante e Shlomo, il marito israeliano di cui è innamorata. Ma la loro relazione è conflittuale, infelice. Perché certe persone si innamorano proprio di chi le fa soffrire? E fino a che punto il corpo può sopportare l'infelicità in amore? Nella vita di Lea improvvisamente irrompono una malattia e nuovi incontri, che lei accoglie con curiosità, quasi con allegria: nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore, quando gli succede qualcosa di grosso.
Recensione: Essendo il titolo un chiaro riferimento all'ansia, mi aspettavo una storia dedicata a questo argomento e a come cambiasse, nel momento in cui certe variabili escono allo scoperto: una malattia, un matrimonio infelice, nuove persone, nuovi lavori. Ma il libro parla in minima parte di questo. Parla principalmente di Lea, a cui viene diagnosticato il cancro al seno, la cui madre soffriva di Disturbo ossessivo compulsivo (che è ben diverso dall'ansia e posso tranquillamente garantirvelo) e che è sposata con un uomo che sembra non amarla. Non ho simpatizzato particolarmente con Lea. Nonostante la malattia, la sua storia non mi è sembrata niente di che (forse vi risulterò piuttosto cattiva e apatica nel dirlo). Ho detestato Shlomo fino alla fine e ho trovato che l'intero libro avesse pochi (se non zero) personaggi che meritassero il mio interesse. Ce n'è uno che viene introdotto e reso abbastanza importante, per poi perdere completamente la sua importanza da una pagina all'altra, così, all'improvviso.
È stato un libro facile da leggere ma difficile da voler leggere. Nella sua brevità e semplicità, non avevo voglia di leggerlo, solo di finirlo il prima possibile (che non sono la stessa cosa). Quindi non voglio escludere la possibilità di leggere altro dell'autrice ma questo mi ha delusa profondamente.
Voto: 2/5

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