Recensione! Grandi speranze, C. Dickens
Ho finalmente letto questo libro che tenevo nella mia libreria a prender polvere da ben otto anni, o quasi. È arrivato il suo momento ma ne è valsa la pena, aspettare.
Grandi speranze, Charles Dickens
Tradotto da: Maria Felicita Melchiorri
Anno: 1861
Anno dell'edizione: 2017
Collana: I mini mammut
Trama: Pip vive in un piccolo villaggio alla foce del Tamigi. La sua infanzia di fervida e inquieta immaginazione viene sconvolta dall’irruzione di due adulti: il criminale Magwitch e la bizzarra e ricca Miss Havisham. Esaltato a “grandi speranze” dalla ricchezza che la vecchia signora sembra destinargli, il giovane rompe i legami d’affetto con il villaggio per recarsi a Londra, inseguendo la fredda e sprezzante Estella e fatalmente attratto dalle propaggini più inquietanti della città: il kafkiano mondo legale delle Inns of Court, le carceri di Newgate e le limacciose sponde del Tamigi. Narratore e protagonista, Pip ripercorre con humour e passione il suo cammino di conoscenza e disillusione, facendo i conti con la propria cecità di fronte ai casi della vita.
Recensione: Avevo letto da poco Oliver Twist quando ho preso questo libro (nella stessa edizione). Onestamente, ve la consiglio solo se avete un ereader (sono dovuta passare a quel formato, lasciando il cartaceo sulla mia scrivania) perché è scritto con un font minuscolo. Lo sapevo già: non è il primo libro che leggo di questa collana eppure...questa volta ho trovato più faticoso concentrarmi su un testo scritto così in piccolo. Sarà la vecchiaia che avanza, probabilmente. Però, tralasciando il discorso sull'edizione, questo libro mi è piaciuto molto. Ci ho messo una vita a leggerlo perché l'ho iniziato in un periodo per niente tranquillo della mia esistenza ma almeno l'ho trovato, a tratti, particolarmente divertente.
Seguiamo Pip fin dalla sua infanzia abbastanza difficile, passata con la sorella severissima e il cognato Joe, che fa il fabbro ed è un uomo estremamente mite e buono. Siamo nell'Inghilterra di metà Ottocento, nelle campagne fuori da Londra, vicino a una palude e, soprattutto, a una nave-prigione. Pip è senza una vera e propria istruzione e si ritrova circondato solo da gente completamente assurda! Lui è un bambino buono e tranquillo che, crescendo, non riesce a capire cosa fare della sua esistenza, nemmeno quando un misterioso benefattore decide di far di lui un gentiluomo inglese. Mi è piaciuto come personaggio tanto quanto narratore. La cosa che più mi ha colpito è il senso di smarrimento che prova quasi costantemente nella sua vita: ci sono cose che vuole e non può avere (relazioni incluse), ci sono cose che ha e che non vuole, altre cose che non capisce, compresa la strada che sente più affine a lui. Herbert e Joe sono stati i miei personaggi preferiti, due veri amici e ottimi compagni di avventure per Pip, che sanno aiutarlo anche nelle situazioni più strane. Penso che questo libro, che ho trovato molto scorrevole, analizzi bene la condizione di chi aveva meno disponibilità economiche (ma non per questo meno capacità e talento) e la tendenza di chi invece aveva i soldi o il potere, di farsi belli fingendo di supportare i primi. Inoltre, si parla tanto della giustizia nel sistema giuridico inglese dove, se sei vestito in un certo modo, verrai considerato meglio di chi è magari innocente ma vestito male e proveniente da un contesto di disagio (vi dice niente? Tipo che non è cambiato troppo da quell'epoca?).
Avrei veramente tantissimo da dire su questo libro, che mi fa capire che devo continuare a leggere i romanzi di questo autore.
Voto: 4/5

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